Il Segretario Generale de LO SCUDO Pietro Taccogna dichiara alla redazione de “L’intellettuale dissidente”

Messaggio inviato da Pietro Taccogna, Segretario Generale del Sindacato di Polizia LO SCUDO, alla redazione de “L’intellettuale dissidente” (anche a seguito di alcuni commenti “spiacevoli” nei confronti dei poliziotti di alcuni cittadini):

pietro taccogna foto

“Le mille difficoltà quotidiane della nostra missione professionale sono difficili da illustrare, quasi impossibili da percepire – nella esatta dimensione – dall’esterno. Come ho dichiarato, in premessa, al vostro cortese giornalista quando mi ha chiesto “per quale motivo siete oggi in piazza”, non basterebbero ore e ore per illustrare e comunque far percepire solo la superficie dei problemi della nostra categoria. L’unico modo – purtroppo impossibile da concretizzare – sarebbe quello di far indossare a tutti, politici, giornalisti, giudici e cittadini, almeno per una settimana la nostra uniforme, facendoli prender parte a un servizio di ordine pubblico in una piazza violenta, effettuare un servizio notturno di volante in un quartiere degradato di città “pericolose”, intervenire in una rapina, eseguire un arresto di un appartenente alla criminalità organizzata di stampo mafioso o anche, apparentemente meno pericolo, fermare un’auto con quattro individui “poco urbani” e fronteggiarli, senza altro strumento che la voce, la fermezza di condotta e il convincimento, cioé con un mezzo bluff che, ormai non regge più, perché chiunque sa che, in estrema sintesi, anche usando violenza a un operatore di polizia, nella peggiore delle ipotesi, verrà “condannato” blandamente ma, ben più frequentemente, potrà persino accusare falsamente i poliziotti e che quelli verranno, nella migliore delle ipotesi, indagati. Che, poi, vi siano operatori delle Forze dell’ordine che commettano degli errori o che abbiano commesso perfino degli abusi, non posso e non voglio negarlo e neanche tentare di giustificarlo (anche se molte potrebbero essere le ragioni in alcuni casi). Non chiediamo immunità, assolutamente, ma solo regole certe che non ci espongano a ipotesi “fantasiose”, come il procurare ” … un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia …”, previsto dal Codice Penale come reato di tortura. Perfino un pericoloso criminale potrebbe avviare una azione legale devastante contro un poliziotto, affermando di avere subito un trauma psichico che gli impedisce di prender sonno. Tempo fa una donna affermò che a causa di un colpo subito da un poliziotto aveva abortito e quello venne indagato, poi si scoprì che era solo il tentativo di ottenere un lauto rimborso economico per un fatto al quale il malcapitato poliziotto era del tutto estraneo. Mille altri potrebbero essere i casi, del tutto sconosciuti alla cittadinanza. Non posso non evidenziare che si tratti di un dato fisiologico trasversale a tutte le categorie professionali e spero vi sia onestà intellettuale per riconoscerlo. Forse una delle nostre migliori qualità é proprio che i nostri “mali” non li neghiamo, anzi, nella maggior parte dei casi condotte errate vengono individuate da noi stessi, senza sconti, perché chi infanga l’uniforme tradisce tutti noi. Non saprei dire la stessa cosa di molte altre … Ringrazio il Vostro giornalista per aver dato voce a chi, come noi, raramente ha voce e può tentare di fornire ai cittadini elementi di valutazione, senza pregiudizi”.

Pietro Taccogna

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