ISCRIZIONE AI PARTITI POLITICI: CHI VUOLE, PUO’ ! (chi dice diversamente o mente o ignora i fatti)

La questione potrebbe sembrare non attuale e di importanza relativa, invece – a nostro parere – é vero esattamente l’opposto: c’é chi ci vuole escludere dai processi decisionali nei quali vuole essere unico interlocutore della parte politica, per cui cerca di tenercene lontano o relegarci a ruolo di questuanti. Non diremo mai a nessuno che deve iscriversi a partiti o movimenti, ma nessuno deve dirci il contrario!

Interveniamo, quindi, nella speranza di fare definitivamente chiarezza sulla questione, per due principali motivi: uno è, appunto, quello di sgombrare il cambio dai dubbi che in molti ancora nutrono, circa la possibilità di iscriversi ad un partito o ad un movimento politico. Questi dubbi sono alimentati anche da una parte della dirigenza dell’Amministrazione che, o per motivi che possiamo solo intuire o per effettiva non conoscenza della materia, si ostina a dire che c’è un articolo (e citano la Legge 121/81) che tassativamente lo impedisce. Tra l’altro, questa errata informazione continua ad essere divulgata anche negli istituti di istruzione della Polizia di Stato, contribuendo ad alimentare questo convincimento già al primo ingresso nella nostra Amministrazione.

L’altro motivo è quello che non sopportiamo che i poliziotti, i cui diritti politici sono già fortemente limitati da norme e regolamenti – a nostro parere – antistorici ed antidemocratici, debbano temere di partecipare ai processi politici, sociali e culturali del Paese.

Si, perché la politica è cultura, anche se oggi è una pratica squalificata da molti pessimi interpreti, sia nei partiti sia nelle istituzioni, che hanno la gravissima responsabilità di aver causato l’allontanamento dalla Politica con la “P” maiuscola e dagli stessi partiti, quelli che dovrebbero, in un sistema democratico, essere la fucina delle donne e degli uomini migliori per la guida del Paese.

Che le donne e gli uomini della Polizia di Stato, che della democrazia e delle istituzioni sono i leali difensori, ne debbano essere esclusi perché in alto “non gradiscono”, beh, davvero lo troviamo insopportabile (come molte altre ingiustizie di cui siamo vittime e per combattere le quali è nato “Lo Scudo”) e, quindi, interveniamo anche su questo punto, pure già affrontato.

Ma veniamo al punto: l’articolo 114 della Legge 121/81 prevedeva quel divieto, che avrebbe dovuto essere confermato da specifiche e successive norme, che furono emanate di anno in anno per un lungo decennio, fino al 4 Maggio 1991, quando il Decreto Legge che reiterava quel divieto non venne convertito e quindi decadde, per non essere mai più riproposto.

Questo è chiaro e certo e nessuno può metterlo in discussione, a dispetto di qualche irriducibile nostalgico che, seppur costretto a denti stretti ad ammetterlo, comunque lascia intendere che “ … la questione sia in attesa di una prossima disciplina giuridica” (quindi “attenti ad iscrivervi, perché prima o poi…”)!

Va precisato, tuttavia, che ai sensi dell’articolo 81 della medesima legge, gli appartenenti alle Forze di polizia – allorché sono in servizio – devono mantenersi al di fuori delle competizioni politiche e non possono assumere comportamenti che compromettano l’assoluta imparzialità delle loro funzioni. Agli appartenenti alle forze di polizia è fatto divieto di partecipare in uniforme, anche se fuori servizio, a riunioni e manifestazioni di partiti, associazioni e organizzazioni politiche o sindacali, salvo quanto disposto dal successivo articolo 82*(* ovvero salvo a quelle dei sindacati del personale di polizia, n.d.r.). È fatto altresì divieto di svolgere – nella loro veste di operatori di Polizia – propaganda a favore o contro partiti, associazioni, organizzazioni politiche o candidati ad elezioni.

In conclusione, quindi, i poliziotti – se vogliono – possono iscriversi ai partiti ed ai movimenti politici. Chi dice diversamente o mente o ignora i fatti.

Lo conferma anche il Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Ufficio per le Relazioni Sindacali, con una nota del 30 maggio 2002, della quale, ovviamente, siamo certi.